La leonardite: un importante aiuto per le nostre amiche

Molti di voi avranno sentito parlare della Leonardite. Io avevo letto qualche commento quando, alcuni anni fa, frequentavo da semplice lettrice i post del forum Compagnia del Giardinaggio.

Poi, un po’ perché il forum aveva cessato di funzionare, un po’ perché avevo meno tempo di leggere, avevo quasi dimenticato la sua esistenza.

Frequentando il gruppo Facebook “Il Giardino e le Rose” ho avuto modo di sentirne parlare. Alcuni ricordi sono riaffiorati nella mia mente grazie a colui che, instancabilmente, quasi come fosse una missione, ne parla con competenza tecnica e passione: Mauro Alaimo.

Tanto è sempre stato l’interesse per questo argomento che abbiamo deciso, con gli altri partecipi a questo blog, di cercare di fare un sunto preciso e fruibile di ciò che è stato detto su questo argomento, ripercorrendo anche vecchie discussioni intavolate su Compagnia del Giardinaggio.

Tra l’altro, visto l’approssimarsi dell’autunno, stagione di grandi impianti, abbiamo pensato che mai come ora potrebbe essere di aiuto questo primo vademecum della piantagione e della coltivazione.

Mi scuso sin da ora con il Sig. Alaimo di eventuali imprecisioni. Queste, sperando non ve ne siano, sono certamente opera mia. Ciò che invece c’è di giusto in ciò che leggerete è tutto merito di quest’uomo e del suo desiderio di divulgare.

Ho avuto modo di sperimentare direttamente sulle mie rose quanto illustrato dal Sig. Alaimo e posso testimoniare che già dopo poco tempo dalla somministrazione della Leonardite le mie rose hanno tratto grande giovamento, sia aumentando la produzione di fiori sia emettendo nuovi getti dalla base. A dire il vero mio personalmente lo ho usato anche per le ortensie, soprattutto quelle vecchie e grandi, già nel terreno da decenni, e in effetti i risultati ci sono stati.

La Leonardite è un ammendate fossile prodotto dall’umificazione naturale di estese foreste nel corso di milioni di anni ed è ricchissima di sostanze umiche fondamentali per la fertilità dei terreni.

Deriva dalla decomposizione della vegetazione che si è formata nel periodo Carbonifero, tra 290 e 360 milioni di anni fa.

La Leonardite è quindi un ammendante del terreno, ciò significa che essa nutre il terreno, non direttamente la pianta, permettendo alla pianta di assimilare solo ciò di cui ha bisogno.

Dal punto di vista agronomico, grazie alla particolare ossidazione subita dalla Leonardite il prodotto risulta essere eccezionalmente attivo e in grado di ovviare al degrado di uno sfruttamento intensivo del suolo.

Infatti l’ottimo valore di sostanza organica totale ed il contenuto di carbonio organico biologico rendono il prodotto un efficace ammendante.

A ben vedere, il termine ammendante viene utilizzato anche per lo lo stallatico, ma tra le due cose vi è una importante e sostanziale differenza in quanto il concime va direttamente alla pianta, mentre l’ammendante al terreno.

La Leonardite libera gradualmente acidi umici. Questi sono macromolecole con grandi capacità colloidali che permettono l’assorbimento di elementi nutritivi come il Potassio (K), il Fosforo (P), il Ferro (Fe), il Magnesio (Mg) ed il Calcio (Ca), formando con questi dei complessi chelati, evitando cosi la loro perdita per dilavamento, permettendo che la pianta li assimili. Ad esempio il  ferro nei terreni alcalini è presente ma non disponibile per le piante.

E questo è solo un esempio, perchè gli acidi umici da Leonardite permettono a tutti gli elementi di essere assorbibili senza rischi di sovradosaggi dannosi.

Gli acidi umici da Leonardite producono uno stimolo ormonale simile a quello prodotto dall’auxina che favorisce un forte sviluppo radicale con conseguente miglioramento dell’attecchimento delle rose all’impianto.

In base a studi recenti, si è scoperto che gli acidi umici influenzano direttamente la crescita delle piante, stimolando la sintesi di proteine e l’assorbimento ed il trasporto di alcuni microelementi all’interno delle piante stesse. Essi favoriscono la germinazione dei semi, lo sviluppo radicale e la diffusione dei peli assorbenti, l’attività fotosintetica ed il contenuto di clorofilla, la produzione di noduli azotofissatori nelle leguminose e l’assorbimento di azoto, anche in condizioni di carenza”.

La formula commerciale utilizzata dal Sig. Alaimo, per facilità di reperibilità sul mercato e di utilizzo, è il Biotron S della Cifo. Si tratta di Leonardite pura in microgranuli si trova in confezione da 5Kg o da 25Kg.

Nel corso di una discussione su Compagnia del Giardinaggio, precisava che era da preferirsi la Leonardite agli acidi umici estratti dalla stessa in quanto questi sono di pronto effetto e, per questo motivo, non andrebbero ripetuti spesso. La Leonardite, invece, li rilascia lentamente, garantendo maggiore copertura. Tra l’altro, la Leonardite può essere somministrata in ogni tempo, in quanto è la pianta che decide se ha bisogno di particolari nutrienti e quali, e la sua azione non viene mai persa.

In riferimento ai tempi di azione, la Leonardite inizia ad agire pienamente dopo 2 mesi, ma da subito si notano miglioramenti. Ad esempio, nel caso di piante in terra con clorosi ferrica, gia dopo 10 giorni le foglie cominciano a rinverdire naturalmente senza somministrare ferro. Questo elemento, infatti, di norma è gia presente nel terreno più amato dalle rose, quello argilloso, ma le rose faticano ad assimilarlo.

Gli acidi umici estratti per pronto effetto sono i più amati dagli appassionati di bonsai.

Nell’impianto di una nuova rosa, sia essa a radice nuda o in vaso, il Sig. Alaimo suggerisce di miscelare alla terra d’impianto 100 gr di Leonardite, coprendo la superficie con stallatico maturo.

Per le rose già piantate, in concomitanza con la potatura di febbraio-marzo si distribuiscono 50 grammi di Leonardite a pianta.

Le piante in vaso ricevono un trattamento un po’ diverso, in quanto è necessario fornire loro anche gli elementi da assorbire, visto che il terreno del vaso potrebbe esserne sprovvisto.

Non amando molto la chimica, suggeriva di utilizzare in modo combinato alghe brune e leonardite, però per chi vuole può utilizzare un concime a cessione graduale programmata, ad esempio il basacote che esiste con rilascio per 3, 6, 9 mesi (c’è anche per 12 mesi ma un po di riposo bisogna darlo alle amate rose).

Con la speranza di fare cosa gradita e utile, vi auguro buon giardinaggio.

 

 

Foto presa dal web

 

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