Il cruccio del giardiniere: le erbacce

Uno dei problemi che affligge noi giardinieri appassionati è la pulizia delle aiuole dalle infestanti. Ne abbiamo spesso discusso e, per questo motivo, ho cercato di riassumere le varie posizioni ed esperienze personali.
Occorre premettere che la soluzione varia con il variare dello stile del giardino, dello spazio a disposizione, della sua pendenza, della presenza o meno di arredi e del tipo di essenze (alberi o arbusti) già presenti.
La scelta può poi essere molteplice e variare in relazione alle varie aree in cui si suddivide il giardino.

Per me ad esempio è proprio così e mi trovo a dover adottare soluzioni diverse in relazione alle singole aree.
A molti di noi piacciono le aiuole molto piene, in cui sono inseriti arbusti e, tra di essi, sono inserite molte erbacee, sia annuali che perenni, tutte piantate abbastanza vicine tra di loro, per fare effetto massa. Situazione certamente piacevole alla vista, sempre se eseguita con criterio, che di sicuro impedisce il prolifeare di molte infestanti.
Tuttavia, negli intestizi tra una pianta e l’altra ovvero alla base si creano comunque spazi per la crescita spontanea di erbette di varia altezza e natura, generalmente antiestetiche e pervicaci. Soprattutto se si tratta di aiuole di recente creazione, in cui le essenze sono ancora piccole e gli spazi tra le une e le altre sono notevoli.
In questi casi che fare? Certamente la prima cosa da fare è attuare un buon diserbo, nel mio caso esclusivamente manuale: non amo utilizzare prodotti chimici, che sono dannosi non solo per noi e per gli insetti, ma anche proprio per quelle piantoline che tanto amiamo e che cerchiamo di far crescere al meglio. Lavoro lungo e minuzioso che eseguo aiutandomi da uno scalpello da muratore. Lungo e non troppo grosso mi permette di eliminare senza troppa fatica quei tremendi radicchioni.
Fatto questo le soluzioni sono varie, come anticipato.

Alcuni di noi utilizzano pacciamatura di varia composizione. Si può usare pacciamatura di foglie secche, magari quelle già presenti nel nostro giardino ed ammucchiate l’autunno precedente. Orbene, ottima soluzione, a condizione di utilizzare però foglie che non possano rivelarsi un ottimo albergo per insettini nefasti. Sto pensando in questo momento al mio giardino. Possiedo parecchi ippocastani che, come ormai tutti sappiamo, sono purtroppo annualmente attaccati, se non adeguatamente trattati, dalla cameraria orhidella, una fastidiosa farfallina che li può seriamente danneggiare. É evidente che una pacciamatura eseguita con foglie di ippocastani ben si potrebbe rivelare per loro un ottimo albergo, permettendo loro di mettere su famiglia proprio negli ippocastani che vogliamo proteggere. Ben vengano però foglie di quercia, di faggio o di altre specie autoctone locali che poi, tra l’altro, decomponendosi arricchiscono la qualità del terreno che ospita le nostre piante.

Possiamo poi pacciamare anche con altro: si trovano infatti in vendita ormai ovunque sacchi di trinciato o corteccia. Ma attenzione a dove li mettiamo e al tipo di infestanti da cui vogliamo difendere le nostre piante: se infatti abbiamo delle infestanti che creano dei sottili rametti e radichette per propagarsi meglio, come ad esempio la stellaria minima, potremmo fare il loro gioco, permettendo una fantastica proliferazione, e dovremmo poi essere costretti ad estirpare e buttare tutto, pacciame compreso, che infatti sarà impossibile da liberare. Infatti questa erbetta produce fusti così leggeri, flessuosi e pieni di radici da riuscire ad avvolgere perfettamente il materiale pacciamante tanto da rendere impossibile la divisione dei due elementi. Quindi dove so che cresce la stellaria ho messo il lapillo, riesco a tenerlo pulito abbastanza bene e soprattutto non lo butto vi se malauguratamente l’erbaccia dovesse crescere in fretta e io non riuscissi a diserbare con frequenza. In altre zone, invece, ho iniziato recentemente a riempire con trinciato fatto da me con le potature del giardino, che qui non mancano. Il colore, che peraltro non è brillante, non è un problema, tanto diventa scura abbastanza in fretta, impedisce la crescita delle infestanti al piede della pianta e tiene coperta la base riducendo la traspirazione. Vantaggio di non poco conto, se consideriamo quanto è preziosa l’acqua e la fatica che spesso facciamo per portarla soprattutto nelle zone in cui non siamo riusciti a portare la linea gocciolante.

Al posto del cippato o del trinciato, anche home made, si può usare la paglia. Certamente esteticamente meno bella, nel giro di poco comunque tende a perdere il suo colore brillante e, se messa in uno strato abbondante, permette comunque di raggiungere lo scopo.

La soluzione che, sin dall’inizio, offre risutati più piacevoli, è il tappezzamento.

Lo confesso, io non l’ho adottato, la superficie del mio giardino è troppo estesa ed è tutto in pendenza, trovandosi in collina, quindi non saprei come fermare i cartoni, e, anche riuscendo a risolvere questo problema, ad esempio bloccandoli con picchetti, la paglia non starebbe ferma. Ma anche riuscendo ad eliminare questo dilemma ed anche affrontando una zona alla volta, non ci riuscirei. Uscirei in fretta dal budget.
Ma chi lo ha adottato, ha usato in certi casi questo stratagemma. Anche in assenza di diserbo, ha posizionato gli impianti sotto la paglia, che era stata posizionata sopra a cartoni da supermercato, messi bene onde evitare spiragli di luce, dopo un mese circa basta la rugiada o la pioggia. Possono essere perforati senza problemi per impianti di arbusti, annuali perenni e bulbose. Il loro utilizzo ha comportato una drastica riduzione delle infestanti e delle lumache, è stata usata poca se non alcuna irrigazione. Il cartone poi, essendo biodegradabile, dura un anno, se messo doppio anche due. Nel frattempo le essenze sono cresciute e il problema è pressoché risolto.

Oppure ancora, nel caso di aiuole ampie e le piante appena messa piccole, e la competizione con le erbe presenti troppo difficile da eradicare, c’è chi ha deciso di “inglobare” le erbe nelle aiuole, limitandosi a tenere pulito il piede delle piante diserbando a mano e pacciamando; le spontanee che crescono intorno vengono lasciate crescere. Di fronte viene tenuta pulita una striscia di perenni, con nepete, salvie, graminacee, ma alle spalle di questa striscia e tra gli arbusti e le rose lascia le spontanee che spesso comunque fioriscono o, se graminacee, fanno spighe esattamente come le ornamentali. In questo modo, e tenendo il prato corto di fronte, l’effetto è di aiuole piene e le ornamentali davanti danno l’illusione che anche dietro le piante siano state “scelte”.

Sono sincera, nel mio giardino non lo farei. Mi pare, modestamente, che questa soluzione sia pericolosa. Queste erbacee spontanee, se lasciate crescere liberamente e mandate a seme, possono crescere e moltiplicarsi ovunque a dismisura. Altro che effetto riempimento. Quelle spontanee che all’inizio ci hanno aiutato, non lasciato intravedere la terra nuda oppure hanno impedito la crescita di altre infestanti a noi non gradite producono infatti una tale quantità di semi da diventare dominanti rispetto ad altre essenze.
Vanno quindi comunque contenute, impedendo che le loro fioriture si trasformino in semi che poi ci invadono il giardino.

Ecco quindi che è forse preferibile tagliare le infiorescenze appassite prima che vadano a seme. Ma con attenzione. Eliminarle tutte significa poi perdere l’essenza che, se annuale, non può autodisseminarsi.

Da ultimo: cosa ho fatto io nel mio giardino? Tanto diserbo manuale, che faccio pressochè quotidianamente nei viali. Tanta pacciamatura nelle aiuole, per contenere le infestanti. Erbacee, sia annuali/biennali che perenni (che altro non sono quelle che vivono per più di due anni) ben poche. Ho scelto perenni che non vanno a seme ma che hanno, almeno sulla carta, una vita abbastanza lunga e possono moltiplicarsi per talea o divisione del rizoma… ma questa è un’altra storia, che magari vi racconterò in un’altra occasione.

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